Comunicato stampa del CLEA
Con il verdetto della Corte d’Appello
di Gand pronunciato questo 7 novembre,
la Giustizia belga e il Ministro Onkelinx
hanno ottenuto finalmente i risultati
giudiziari pretesi dalla Turchia: far
tacere definitivamente uno dei suoi
oppositori, Bahar Kimyongür, e
criminalizzare un movimento rivoluzionario
d’opposizione al regime di Ankara.
A sette anni dall’inizio, “l’affare
Erdal” –al quale si è aggiunto “l’affare
Kimyongür”– è giunto
a un epilogo … provvisorio.
Questo martedì 7 novembre, la
Corte d’Appello di Gand ha infatti
condannato sette degli imputati a pesanti
pene – gli indizi a carico e
le accuse prese in considerazione sono
state manifestemente alterate al fine
di giustificare la severità del
verdetto:
* Sukriye Akar : 4
anni (in primo grado: 4)
* Musa Asoglu : 7
anni (6)
* Fehriye Erdal : 4
anni (4)
* Dursun Karatas: 7
anni (5)
* Bahar Kimyongür :
5 anni (4)
* Zerrin Sari: 4
anni (4)
* Kaya Saz : 4
anni (4)
Questo verdetto ha visto aumentare
alcune delle condanne pronunciate in
primo grado dal tribunale di Bruges
il 28 febbraio scorso – nonostante,
nel dossier, non compaia elemento alcuno,
di alcun genere relativo ad atti di
violenza che avrebbe commesso o voluto
commettere, insieme o da solo, uno
qualsiasi degli imputati… In
Belgio, in Turchia o in qualunque altro
paese.
Evidenziarlo è poco: iniziato
il 26 settembre 1999, con l’arresto
di Fehriye Erdal, il processo intentato
contro 9 presunti membri del DHKP-C
si è concluso a Gand con un vero
e proprio naufragio giudiziario. La
giustizia del nostro paese vi ha accettato,
dall’inizio alla fine, di sottomettersi
a un’inchiesta eccezionale, a
una legislazione eccezionale, a un
tribunale eccezionale – il tutto per
giungere ad un verdetto eccezionale.
Perché, in questa vicenda esemplare,
si è espressa una vera e propria
coalizione di interessi disposta a
tutto per distorcere la realtà a
spese della legalità.
I fatti
1. Il giudice
Buysse incaricato di condurre le indagini
iniziali ?
Egli è stato letteralmente privato
del suo incarico dalla Procura e dalla
gendarmeria, che riqualificheranno
i fatti estendendone scorrettamente
la geografia.
2. Il cosidetto “ segreto” istruttorio?
Dal marzo 2000, informazioni confidenziali
contenute nel dossier del giudice
sono rivelate (con la complicità dei
servizi di polizia belga) sulla stampa
turca (cf. Hurriyet del 5
marzo 2000).
3. Fehriye Erdal? Dal 16 agosto 2000,
sarà mantenuta in prigione oltre
il ragionevole, per volontà esclusiva
del Ministro degli Interni Antoine
Duquesne –nonostante i tribunali,
per tre volte, gli diano torto, e il
Consiglio di Stato denunci l’arbitrio
di una carcerazione preventiva qualificata
come estremista.
4. La procura? Avrebbe,
anch’essa,
partecipato a questa mascherata nascondendo
di proposito un documento (datato 3
luglio 2000), nel quale il Commissariato
per i Rifugiati ritiene la liberazione
dell’imputata “non contraria
alla legge”…
5. Il Ministro della Giustizia – tanto
preoccupata di garantire lo Stato di
diritto e al tempo stesso una
giusta condotta di Stato? Essa non
ha esitato a far votare, nel dicembre 2003,
una legge retroattiva (leggete bene)
al fine di far giudicare e condannare
dai tribunali belgi la signora Erdal
(per l’assassinio per la quale
la Turchia tiene a perseguirla) –una
forzatura legislativa che sarà fortunatamente bloccata
dalla Corte Arbitrale.
6. Assicurarsi per tempo la severità del
tribunale nominando appositamente alla
sua testa un giudice di parte? E’ questo che
decide il 4 novembre 2005, nella piena
illegalità, il primo Presidente
Jean-Paul De Graeve (contravvenendo
così alle disposizioni dell’articolo
98 del Codice).
7. Correggere l’insieme dei fatti
attribuiti ai diversi imputati e trasformare
le accuse a loro carico in volgari
atti di banditismo sociale –mentre
tali fatti e tali accuse sono propri
di una lotta fondamentalmente politica?
E’ questo che stabiliscono
il tribunale di Bruges e la Corte d’Appello
di Gand rifiutando di dichiararsi incompetenti
a beneficio della Corte d’Assise.
8. Condannare a tutti i costi gli
accusati inventando, al bisogno, incriminazioni
che non esistono nel nostro Codice
penale (tale la nozione di “associazione
di malfattori "a scopo terroristico"”)?
Questa la prodezza che il Procuratore
federale Delmulle riesce a compiere
, con la connivenza di tre giudici
di seggio.
9. Lasciare che lo Stato turco abbia
diritto al patrocinio, dalla prima
udienza del processo di primo grado,
quando nessuna decisione autorizza
la Turchia a considerarsi parte civile?
E’ questo quel che accade, in
spregio evidente dei diritti della
difesa.
10. Permettere –dall’inizio
del processo d’ Appello– a
Kris Vincke di patrocinare la
Turchia (nonostante, nel suo
verdetto del 28 febbraio 2006, il tribunale
di Bruges avesse finalmente dichiarato la
sua costituzione in parte civile non
fondata –“non essendo lo
Stato turco incorso in danni individuali”)… ?
Nondimeno è questo che
il giudice Loghe rende possibile –istituendo
una Corte d’Appello con tre giudici
e ( è una novità) due
procuratori (essendo il porta-parola
di Ankara pagato da una potenza straniera
per fare, in seno allo stesso tribunale,
una arringa di pura propaganda in favore
di un regime presentato come eminentemente “democratico”).
11. Condannare un imputato-fantasma
quando nessuna prova materiale, di
alcun genere, compare nel dossier
a riempirlo di quel che sia… ? E’ questo
che tuttavia osano fare i giudici di
primo e secondo grado condannando Dursun
Karatas prima a cinque e poi a sette
anni di reclusione…
12. Rifiutare di rimettere in discussione
il magistrato federale Johan Delmulle,
come Procuratore del grado d’Appello?
E’ quello che tuttavia si permettono
di fare la Corte di Gand e il suo presidente
Loghe –nonostante J. Delmulle
et Leen Nuyts (che dibattono, allora,
contro il DHKP-C) abbiano partecipato
attivamente all’incontro segreto
del 26 aprile 2006 dove, con
l’avallo dei rappresentanti delle
più alte cariche dello Stato, è stato
deciso di “consegnare Bahar
Kimyongür alla Turchia, attraverso
i Paesi Bassi ”. Una “coalizione
di funzionari” che si è data
da fare per aggirare la legge, e che,
secondo l’Articolo 233 del Codice
penale è punibile con la carcerazione
per avere “in riunione” deciso
di porre in essere “misure contrarie
alla legge”.
13. Attribuire validità ai tribunali
correzionali in una sorta “competenza
universale”, riconoscendo loro
il diritto d’ingerenza negli
affari di un paese terzo ed emettere
un giudizio “politico” sulla
situazione che vi prevale …?
E’ il privilegio che si è nondimeno
arrogato la quattordicesima Camera
correzionale di Bruges (“ I membri
del DHKP-C scelgono esplicitamente
di non prendere parte ad una società democratica
[la Turchia]. “Non spetta alla
DHKP-C non riconoscere uno Stato di
diritto (la Turchia), di dire il suo
diritto e scegliere tutti i mezzi possibili
per disturbare l'ordine costituito”,
verdetto di primo grado, pagina 72).
14. Senza dimenticare gli effetti liberticidi
della nuova legislazione contro il
terrorismo grazie alla quale è ormai organizzato,
in Belgio, un regime di confusione
penale –nel quale la sola appartenenza
ad una organizzazione qualificata come “terrorista” è severamente
sanzionata, peraltro anche in assenza
di crimini attribuiti o attribuibili.
In nome di questa legislazione, ogni
forma di ribellione politica radicale è assimilata
d’ora in poi a una specie particolare
di delinquenza, sovrastante il diritto
comune. Basti dire che, con il pretesto
della lotta per una maggiore sicurezza
civile, le autorità del nostro
paese avranno raggiunto l’obiettivo:
portare l’insicurezza nelle leggi
e nel funzionamento della giustizia
pubblica.
15. Senza dimenticare le condizioni
di detenzione “eccezionali” alle
quali sono sottoposti dal 28 febbraio
scorso (ovvero da più di 250
giorni) Musa Asoglu, Sukriye Akar et
Kaya Saz. Mentre, per già quattro
volte, i tribunali hanno deliberato
la fine del regime di isolamento in
cui sono costretti.
Regime d’isolamento? Il Belgio
si presume conformarsi all’Articolo
3 della Convenzione europea dei Diritti
dell’Uomo (che vieta ogni minaccia
all’integrità fisica e
mentale della persona derivante dalla
sottoposizione alla tortura o a pene
e trattamenti inumani o degradanti
).
Nonostante non abbiano commesso alcuna
azione criminale contro altri, Asoglu,
Akar et Saz sono sottoposti , da otto
mesi, ad una serie di restrizioni che
hanno il solo scopo di avvilirli e
umiliarli. Così, al momento
del loro processo in Appello,
sono stati condotti a sette udienze
bardati di un gilet da palle pesanti
10,5 chili, con –ai loro polsi
doppie manette– un paio di manette
classiche e un paio di manette fissate
alla cinta della loro camicia di forza.
A ogni loro comparsa, essi sono stati
completamente svestiti e denudati per
tre volte. Durante tutto il processo,
era stato loro vietato di indossare
la propria biancheria intima, calzini
e scarpe.
Dalla fine di febbraio, essi sono stati
d’altronde costretti a condizioni
di detenzione inaccettabili: esplorazioni
anali sistematiche, isolamento totale,
privazione sensoriale, disturbi volontari
del sonno.
“Volontari”: una luce accecante di 80 watts, situata proprio sopra
la testa, resta accesa continuamente tutta la notte (un “progresso” perchè,
fino ad appena un mese fa, la luce si spegneva ad intermittenza ogni mezz’ora…).
Dall’applicazione di questo castigo, per i tre condannati è impossibile
dormire la notte – essi soffrono di uno stato di insonnia permanente,
e rischiano una serie di turbe fisiche e psichiche .
Gli stessi guardiani sono sorpresi
dalla durata di condizioni di detenzione
dei tre detenuti. Un regime carcerario
inumano che sembra essere l’opera
del Ministro della Giustizia –che,
malgrado le numerose istanze degli
avvocati con carattere d’urgenza,
rinnova ogni volta le sue direttive
all’amministrazione penitenziaria
perchè tali misure coercitive
siano mantenute, quando non rinforzate.
Il contesto
Guerra
al terrorismo o minaccia al legittimo
diritto alla contestazione....? In
questi ultimi cinque anni una serie
di leggi speciali sono state adottate
dal Belgio, con il pretesto della lotta “ al
terrorismo ”. Ora, invece
di “ render sicuri i diritti ” dei
cittadini come sostengono le autorità,
queste leggi liberticide avranno l’effetto
di restringerli, sospenderli, se non
sopprimerli.
In Belgio come in tutto il mondo, si
assiste a un attacco frontale contro
le libertà private e pubbliche.
Dalla fine degli anni ’90, molto
prima degli attentati dell’11
settembre a New York, il nostro paese
aveva già deciso di portare
dei grossi cambiamenti nel Diritto,
segnatamente attraverso “ la
legge sulle organizzazioni criminali ”.
Con questa legislazione, in effetti,
si è dato vita a un “ reato
d’appartenenza ”,
permettendo alla Giustistia di perseguire
persone che non hanno commesso nessuna
azione delittuosa, col solo pretesto
dell’appartenenza ad una organizzazione
così definita.
Tuttavia, in nome della lotta al terrorismo,
si è avuta un’accellerazione.
Il Belgio, ha inserito, nella sua panoplia
penale, due leggi-quadro europee particolarmente
liberticide: la legge relativa alle
organizzazioni terroriste e la legislazione
concernente il mandato d’arresto
europeo. La legge antiterrorismo, come
la legge relativa alle organizzazioni
criminali, ha dato vita al reato di
appartenenza. ma, permette inoltre
di attaccarsi direttamente ai movimenti
sociali. E’ ormai qualificato
atto “ terroristico ” ogni
azione commessa con l’intento
di esercitare delle pressioni su un
governo o su una organizzazione internazionale.
Che degli scioperanti occupino la sede
di un’amministrazione o che dei
manifestanti impediscano ai tram di
circolare è dunque oggi, considerato
una forma di terrorismo, pesantemente
sanzionabile.
Per di più, dopo il voto sulla “ legge
circa le organizzazioni criminali ”,
i tribunali hanno la possibilità di
generalizzare procedure eccezionali
a tutti i livelli della procedimento
penale, dall’inchiesta di polizia
fino alla carcerazione: è ciò che
autorizza “ la legge sui
metodi particolari di ricerca ” del
2003, che legalizza le tecniche più intrusive.
Del resto, i diritti della difesa non
esistono più: una persona sospettata
di un eventuale crimine non ha più la
facoltà di contestare le “ prove ” che
possono essere ormai secretate. Disposizioni
talmente liberticide che sono state
rimesse in discussione dalla Corte
Arbitrale, a tal punto che il governo
ha dovuto rimaneggiare (leggermente)
e farle rivotare alla fine del 2003,
con il pretesto della lotta “ al
terrorismo ”.
Ma le leggi contro il terrorismo sono
completamente perniciose. Esse rendono
possibile ogni abuso, la creazione
di tribunali eccezionali e verdetti
d’opportunità. Esse confondono
volutamente lotte sindacali estreme
ad atti di pura criminalità o
di banditismo. Esse si attribuiscono
indebitamente potere di competenza
universali deleggittimando, in paesi
terzi, ogni lotta politica che avrà fatto
ricorso a metodi violenti per difendersi
dalla violenza di Stati dittatoriali.
Appello
Inoltre, la sfida fondamentale
del processo intentato contro nove
membri supposti dell'organizzazione
rivoluzionaria turca DHKP-C è di primaria importanza.
Perchè “ l’affare
Erdal ” ha come obiettivo
quello di creare un precedente giuridico
che serva a criminalizzare ogni forma
di solidarietà verso una organizzazione
tacciata di “ terrorismo ”.
Inoltre, quest'approvazione giustifica,
d'ora in poi, la violazione delle regole
elementari del diritto e l’applicazione
di pene anticipate anche quando il
verdetto d’appello non arrivi
a confermare la prima sentenza.
Occorre dunque ribadirlo solennemente:
questo processo riguarda tutti i cittadini
del Belgio. Esso riguarda l’avvenire
delle nostre libertà. Per queste
ragioni, di capitale importanza, il
Comitato per la Libertà di Espressione
e di Associazione (CLEA) chiama tutti
i progressisti e l’insieme delle
associazioni democratiche a:
- denunciare questo verdetto iniquo
e appoggiare, con le loro mobilitazioni,
ogni percorso atto a contestare un
verdetto di pura compiacenza, pronunciato
colpo su colpo da due tribunali belgi “sotto
pressione”
- contestare le leggi sulla sicurezza
che, nel nostro paese come nell’insieme
dell’Unione europea, stanno
distruggendo le libertà democratiche
ottenute attraverso 150 anni di lotte
sociali;
dimostrare la loro solidarietà con
le forze politiche, sindacali e associative
che combattono l’autoritarismo,
il dispotismo e la violenza di Stato
a cui il regime di Ankara ricorre ordinariamente. |